Te lo leggo negli occhi

Regia
Valia Santella
Anno di produzione
2004
Durata
82'
Genere
Drammatico
Paese
Italia
Produzione
Rai Cinema
Sacher Film
in collaborazione
con Bac Films
Uscita in sala
03/09/2004

Soggetto
Valia Santella
Sceneggiatura
Valia Santella
Heidrun Schleef
Musiche
Paolo Fresu
Montaggio
Clelio Benevento
Costumi
Maria Rita Barbera
Scenografia
Eugenia F. Di Napoli
Fotografia
Tommaso Borgstrom
Suono
Marco Benevento
Marta Billingsley
Casting
Luigi Palmulli

Produttore
Angelo Barbagallo
Nanni Moretti
Cast

Teresa Saponangelo (Chiara)
Stefania Sandrelli (Margherita)
Stefano Abbati (Sandro)
Sergio Albelli (Alberto)
Cloris Brosca (Marinella)
Luigi Maria Burruano (Carlo)
Silvia Cohen (Claudia)
Camilla Di Nicola (Lucia)
Ernesto Mahieux (Mico)
Nanni Moretti (Cliente Negozio)
Elisabetta Pedrazzi (Teresa)
Mariano Rigillo (Longone)
Catherine Spaak (Cond. TV)
Tonino Taiuti (Palumbo)
Ambientazione
Napoli / Roma

Tre donne, tre storie che intrecciano i loro destini tra Roma e Napoli. Margherita è madre, nonna, cantante ed è costretta ad affrontare una crisi personale e professionale scatenata da un problema alle corde vocali. La figlia, Chiara, fa la logopedista, vive a Roma e ha sempre vissuto in maniera conflittuale il rapporto con la madre. Il loro punto di incontro e di confronto è Lucia, la figlia di Chiara. Solo attraverso la nipote, Margherita riesce ad essere la madre che non è stata per Chiara. Una storia come tante altre, di quotidianità raccontate sottovoce, senza clamori e che per questo arriva dritta al cuore. Una Stefania Sandrelli ottimamente misurata, che disegna il suo personaggio con una vena malinconica adeguata.

2004
PRESENTATO IN CONCORSO ALLA
61MA MOSTRA INTERN. DEL CINEMA DI VENEZIA
NELLA SEZIONE "ORIZZONTI"

«È un film di sommovimenti dell'anima e non di fatti e di intreccio, ed è certamente il film di una donna. Efficacissima Saponangelo, quanto a Sandrelli sembra un ruolo pensato a sua misura».
Paolo D'Agostini, la Repubblica

«Se i fischi che, dopo tiepidi applausi, hanno accolto i titoli di coda alla proiezione-stampa avevano una logica, bisognerà recapitarli al produttore. Il buon Nanni Moretti, blandito e vezzeggiato anche quando batte i record del narcisismo, ha infatti esagerato con 'Te lo leggo negli occhi', opera prima di una ragazza competente e appassionata come Valia Santella: prima gonfiando l'evento al di là delle sue tenui caratteristiche, poi assegnandosi un ideale botta-e-risposta con gli spettatori fedeli, ma non fessi. (...) Nel film non accade molto ed è qui che risaltano le pecche di una sceneggiatura (firmata dall'immancabile Heidrun Schleef) che indulge troppo al surplace poetico e al dettaglio un po' paranoico, appunto, alla Moretti. Ma la regia è più alta di molti dialoghi e certe situazioni perché, in fondo, davvero interessata solo alle luci livide, ai luoghi senza tempo, ai risvolti di una napoletanità aliena, stranita, inappagata, dolente eppure vitalistica. A questa visione intimidita e insieme determinata, tanto provvisoria e imperfetta quanto baluginante di scomode sincerità, collaborano volenterosamente Luigi Maria Berruano, Ernesto Mahieux, Mariano Rigillo, Tonino Taiuti, ma soprattutto la scenografia di Eugenia F. di Napoli e la fotografia di Tommaso Borgstrom. Non c'è motivo di fischiare, ma semmai di aspettare che Valia Santella superi le colonne d'Ercole del modello Sacher e liberi compiutamente i suoi allegri fantasmi».
Valerio Caprara, Il Mattino

«Reduce dal battesimo veneziano, il nuovo film prodotto da Nanni Moretti e virato tutto al femminile, una triplice traiettoria di sentimenti che passano dalla nipote alla madre alla nonna. 'Te lo leggo negli occhi' di Valia Santella, erede di una rinomata stirpe di teatranti napoletani, è infatti a suo modo una storia autobiografica arricchita dalla dialettica degli affetti e dalla bella confusione che a volte essi provocano. (...) L'opera quasi prima (c' era un 'Diario Sacher') è lastricata di ottime intenzioni narrative non ancora pienamente compiute in un incontro-scontro di movimenti dell'animo ancora un po' confuso ma che lascia ben sperare per il futuro».
Maurizio Porro, Corriere della Sera



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